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Adamo Antonacci, Alessandro Salaorni e la famiglia Zoi ci raccontano de I Mille Cancelli di Filippo.

Aggiornamento: 10 ago 2023

Una bellissima chiacchierata con il regista Adamo Antonacci, il produttore Alessandro Salaorni, Filippo Zoi e la sua famiglia. In questa intervista esclusiva, ci racconteranno di questo incredibile documentario che sta davvero educando il mondo e aiutando le famiglie che hanno a che fare con l'autismo a sentirsi meno sole.

Adamo Antonacci è un regista, sceneggiatore e attore Italiano. Dopo aver frequentato il corso di regia presso la Scuola Immagina di Firenze, nei primi anni '90 realizza i suoi cortometraggi più significativi tra i quali Cinematosniff, Anima Larga e Avrei un problema.

Agli albori del nuovo millennio realizza numerosi cortometraggi e documentari per la Presidenza del Consiglio dei Ministri incentrati sulle adozioni internazionali. Nel 2010 dirige Ridere fino a volare, un lungometraggio comico-surreale con protagonisti Carlo Monni, Sergio Forconi e Niki Giustini. Nel 2014 diventa l'amministratore delegato della Stranemani International, un'azienda che si occupa di produzioni cinematografiche, cartoni animati e documentari, per la quale crea la mostra fotografica Divine Creature allestita presso il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, i Musei Vaticani e le Sale Affrescate del Palazzo di Giano di Pistoia. Nel 2018 viene pubblicata Se là saranno i tuoi occhi, raccolta poetica edita da Scatole Parlanti. È del 2019 invece il suo primo romanzo, Controcuore edito da PS Editore. Nel 2020 esce La luce necessaria la sua ultima raccolta poetica, edita da Eretica Edizioni.

Oggi parleremo de "I mille cancelli di Filippo", un documentario incentrato sulla figura di Filippo Zoi, ragazzo con autismo che dipinge e pubblica libri illustrati col padre, prodotto da Larione 10 con il contributo della Toscana Film Commission.

Grazie al team de "I Mille Cancelli di Filippo" per essere qui con noi oggi.

Adamo, sei il regista di questo incredibile documentario che parla di unione famigliare, arte, del mondo dell'autismo e di come prendersene cura. Come è nato questo progetto?

Il progetto è nato da un'idea del produttore Alessandro Salaorni. Era rimasto affascinato dal rapporto che c'era tra Filippo e suo padre Enrico. Stavano infatti realizzando dei libri insieme "Favole per Irene" e "Lo Zampacchione Giallo" e questa sinergia aveva colpito Sandro. Per questo mi chiese di pensare a un documentario incentrato sul loro rapporto. Da lì sono partito approfondendo sempre di più non solo la vita di Filippo e di suo padre, ma anche quella della madre e della figlia Irene. A colpirmi maggiormente fu la passione di Filippo per porte e cancelli e il miracoloso equilibrio familiare, tanto da focalizzare tutta la mia attenzione su questi due punti che sono poi sono diventati la struttura portante del documentario "I mille cancelli di Filippo".


Come sei entrato in contatto con la famiglia di Filippo?

Il merito è sempre del produttore Sandro. Quando mi parlò dell'idea di realizzare un documentario su Filippo gli chiesi di poterlo conoscere. Così ci siamo incontrati in una trattoria di Grassina molto cara a Filippo. Naturalmente c'erano anche i genitori coi quali è nato subito un rapporto speciale. In quell'occasione scoprii anche l'amore di Pippo per porte e cancelli, tant'è che il giorno dopo non pensavo ad altro che a questo aspetto che mi sembrò da subito il punto migliore per guardare e approfondire l'autismo.


Quando hai capito che la regia era la strada giusta, abbiamo visto che hai iniziato come attore quando eri molto piccolo, cosa ti ha fatto innamorare dell'altro lato della medaglia? Perché è sicuramente amore, si vede nei tuoi lavori nei quali sei molto presente anche se non visivamente.

Da bambino volevo diventare un attore, così iniziai a fare teatro con grande soddisfazione personale. Desideravo con tutto me stesso diventare un attore di successo, ma allo stesso tempo sentivo un amore ancora più profondo per grandi registi come Fellini, Kubrick, Scorsese... Adoravo andare al cinema con i miei fratelli maggiori. Crescendo mi sono reso conto che la regia mi apparteneva di più e che stare dietro la macchina da presa era fonte di emozioni indescrivibili. Ricordo quando andai a vedere con alcuni amici "Quei bravi ragazzi" di Martin Scorsese... Rimasi folgorato dalla regia perfetta oltre che dalla trama così violenta e profonda allo stesso tempo. Così piano piano smisi con il teatro e i cortometraggi spostandomi verso la scrittura e la regia.


Non è la prima volta che realizzi dei progetti per il sociale, specialmente per la tua regione, la Toscana, come nasce questa collaborazione?

D'estate, quando avevo tra i 15 e i 18 anni, andavo a lavorare in un campeggio che ospitava ragazzi disabili. Anche se sono trascorsi tanti anni, ricordo ancora che mi faceva stare bene aiutare persone più fragili di me. Con alcuni ragazzi e associazioni si sono poi creati dei legami talmente profondi che durano tutt'oggi. Successivamente, in modo del tutto naturale, sono nati anche dei progetti cinematografici e artistici con loro e con tante altre persone, come la mostra fotografica "Divine Creature", che vede come protagonisti ragazzi disabili.

Filippo, sei indubbiamente il protagonista di questo bellissimo progetto, cosa hai provato rivedendoti sul grande schermo?

Mi è piaciuto rivedermi nel film!

Adamo: E diremmo noi, salire sul palco a parlare di disegni e porte e cancelli.


A che punto sei con i tuoi progetti artistici?

Farò disegni delle saline di Aigues-Mortes e della casa di Van Gogh che ho visitato nel 2008.


Non vediamo l'ora di vederli! E quanti cancelli hai disegnato ad oggi?

Non ho contato tutte le porte e i cancelli che ho disegnato. Sono tanti.


Cosa vorresti dire a chi ti segue e ha visto il documentario?

A chi vedrà il film, state attenti!

È un ottimo suggerimento Filippo! Prestate attenzione a questo incredibile documentario!


Passiamo ad Alessandro Salaorni, sei il produttore di questo documentario, quali difficoltà hai dovuto affrontare durante lo sviluppo del progetto e se non erro, avete girato quando il Covid stava ancora creando disagi.

Incredibilmente l’aver realizzato il progetto durante la pandemia, pur prendendo tutte le precauzioni del caso, è stata l’occasione per un bellissimo e costruttivo contatto sociale. Questo contatto è stato importante anche per Filippo perchè lo ha aiutato a passare periodi di isolamento con tutto ciò che consegue. Inoltre, il progetto è stato sostenuto entusiasticamente dalla Toscana Film Commission e ha visto i patrocini dei comuni di Bagno a Ripoli e di Firenze. Quest’ultimo, in particolare, non aveva mai rilasciato patrocini per i film. Tirando le somme, direi che non ci sono state particolari difficoltà perché abbiamo respirato da subito un ottimo clima collaborativo e di appoggio da parte di tutti.

Il documentario parla anche della famiglia di Filippo, ovvero i genitori Enrico e Raffaella e la sorella Irene. Innanzi tutto complimenti, avete fatto e state ancora facendo un lavoro impeccabile con Filippo e anche il vostro prendere per mano la sua passione per l'arte è una cosa non da poco, dare l'opportunità a un figlio di seguire la propria passione è una dimostrazione d'amore infinita. Per chi non ha ancora visto il documentario, come è nato il suo amore per l'arte e come l'avete sviluppato assieme?

Grazie per tutti i complimenti, ma devo dire che non ci sentiamo né speciali né particolarmente "bravi". Abbiamo scelto di non drammatizzare la situazione che al suo esordio appariva già complessa, cercando aiuti e possibilità evitando di rimanere intrappolati nel dolore e nel piangere su noi stessi o sulla sorte. La nostra vita è questa qui, viviamola e affrontiamo il problema provando soluzioni. Di una ricerca continua è pervasa la nostra vita e se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, la ricerca è sempre stimolante.....ma anche stancante e faticosa! Come tutti i bambini Filippo ha sempre disegnato e abbiamo notato che faceva disegni espressivi e trovava nel disegno calma e un trascorrere del tempo creativo. Il rischio è stato che diventasse totalizzante e per questo, come ci avevano consigliato, non abbiamo scelto per lui una scuola ad indirizzo artistico, ma optando per l'alberghiero per dargli altre opportunità. La sua passione si è accresciuta nel tempo, cominciando a fare disegni ispirati a letture e film visti, poi grazie all'educatore domiciliare che ha avuto per un periodo, ha cominciato a fare disegni dal vero; in seguito anche ispirandosi a un libro letto da piccolo insieme alla mamma, ha realizzato un'opera mastodontica, riuscendo a sfuggire ai nostri tentativi di contenimento, il fumetto sulle streghe di ben 2127 vignette, realizzato principalmente durante la pandemia. I libri scritti dal padre e illustrati da Filippo sono serviti ad incanalare in modo diverso rispetto alla modalità a "fumetto" la sua creatività concentrando in un unico disegno la rappresentazione del racconto da illustrare. Vista la sua passione per il disegno anche al centro Casadase' dell'associazione Autismo Firenze è stato inserito in vari laboratori d'arte per imparare tecniche e fondamenti del disegno attraverso un lavoro condotto da educatori ed esperte artist.

Dove possiamo trovare i vostri libri?

I libri di possono acquistare online: Favole per Irene qui https://www.sarnus.it/scheda_libro.php?id=7126,

Lo Zampacchione Giallo e altre storie qui:

e Delinguare Cerillarius. Diario tirrenico di un sospeso sentire qui: https://www.mondadoristore.it/Delinguare-cerillarius-Enrico-Zoi/eai979128026845/

Ci ha fatto molto piacere ascoltare e toccare con mano anche il vostro punto di vista. Adattarsi alla vita di Filippo e gestire anche i giorni o i momenti no, un aspetto di cui non si parla ancora abbastanza. Com'é vivere questa esperienza?

Credo che sia un' esperienza comune di chi vive con persone autistiche o disabili riorganizzare la propria vita in base alle esigenze del proprio familiare ed è un'esperienza che non muta nel tempo, ma semmai si impara a farlo sempre un po' meglio soprattutto se si ha la fortuna di essere aiutati in questo percorso. Abbiamo attraversato momenti difficili, penosi e dolorosi sia fisicamente che psicologicamente perché una crisi o una manifestazione di aggressività pone sempre a noi genitori degli interrogativi: cosa abbiamo sbagliato? Che cosa non abbiamo capito? Che cosa dovevamo fare e non lo abbiamo compreso?

A piccoli passi e soprattutto con l'aiuto di terapisti e psicologi comportamentali molto preparati con strategie diverse stiamo migliorando il contenimento e la prevenzione di stati ansiosi e di situazioni di disagio, evitando così anche malumori e crisi o comportamenti problema. Vanno costantemente cercate nuove soluzioni e soprattutto aiuti da chi è più competente perché crescendo cambiano le situazioni e anche i comportamenti.


Cosa suggerireste a un genitore alle prime armi, quali consigli vorreste dare per affrontare al meglio questo nuovo percorso?

Ai genitori che si affacciano al mondo dell'autismo diciamo di aver fiducia nelle possibilità del proprio figlio e personali, di armarsi di pazienza e di tenacia per cercare aiuto professionale competente (impresa non facile, ma possibile), di non chiudersi nel dolore, ma di rimboccarsi le maniche e andare avanti sapendo che è un cammino, spesso un percorso ad ostacoli, da fare insieme come coppia, genitori e famiglia, coinvolgendo al momento giusto anche gli altri figli quando ci sono. Per noi Irene è molto importante e di grande supporto.

Irene, lavorare all'estero lontano dalla famiglia non è facile, specialmente nella tua situazione. Mantenere un contatto con Filippo a distanza è fondamentale per il vostro rapporto, e ci ha fatto piacere che ci sia una comunicazione costante. Cosa vorresti dire a tutti i fratelli o sorelle nella tua stessa situazione?

La prima cosa che direi a un fratello o una sorella di persona autistica o con disabilità che vive all'estero è di contattarmi! Conosco solo un'altra persona nella mia situazione e solo virtualmente. Mi farebbe invece molto piacere sapere di altre esperienze e potermi confrontare con qualcuno per trovare insieme soluzioni e strategie a problemi comuni. Forse è proprio per la difficoltà ad allontanarsi dalla famiglia che ci sono poche persone nella mia situazione. C'è molta incertezza sul futuro, stabilirsi altrove? Dover o voler tornare indietro? Come starà mio fratello tra 1, 3, 5, 10 anni? E i miei genitori? A i siblings (così si chiamano fratelli e sorelle di persone con disabilità) in generale invece ricorderei di prendersi cura anche di loro stessi e di lavorare per trovare un equilibrio che faccia stare bene loro e i loro fratelli e sorelle.


Potete scrivere ad Irene qui: irezoi@yahoo.it

Grazie alla famiglia Zoi per il loro contributo e alla loro disponibilità.

State dando voce a molte famiglie che sicuramente sentono di non essere sole.


Adamo quale è stato il riscontro da parte del pubblico?

La risposta del pubblico è stata al di sopra e aldilà di ogni nostra aspettativa. Il documentario ha suscitato e continua a suscitare larghi consensi e plausi un po' in tutto il mondo. Già durante l'anteprima al cinema La Compagnia di Firenze ci siamo resi conto che il pubblico rispondeva con grande emozione al documentario. A funzionare è soprattutto Filippo, un ragazzo che ha davvero un carisma magico.


Sei Amministratore Delegato della Stranemani International dal 2014, parlaci un po' di questa società.

La Stranemani International è una società che si occupa di cartoni animati, documentari, mostre d'arte. Purtroppo durante la pandemia ha vissuto e sta vivendo un momento di profonda crisi dalla quale spero si riprenderà presto. Non è un momento facile per le aziende che si occupano di arte...


Purtroppo si, L'arte si sta ancora cercando di riprendere dalla pandemia, è un procedimento lento ma siamo fiduciosi che ci riprenderemo tutti presto!

Vi auguriamo il meglio!

Da quello che abbiamo letto hai sposato il tuo lavoro, ovvero la regia, con la passione per l'arte, abbiamo letto dell'organizzazione di molte mostre non solo nella tua regione, ma in giro per la penisola, dobbiamo aspettarci dei nuovi eventi nel futuro?

Assolutamente sì. La mia mostra Divine Creature, che al momento è allestita nella splendida chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno a Pisa, (dopo il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, i Musei Vaticani e la Chiesa dei Servi di Rimini).

A dicembre si sposterà a Bergamo e in primavera a Milano e subito dopo in un'altra location meravigliosa di cui ancora non posso parlare. Al momento sono impegnato nella realizzazione di un'altra mostra fotografica e di una video-mostra incentrata sulle migrazioni che avvengono nel Mediterraneo.


Qual'è stata la più grande sfida per "I Mille Cancelli di Filippo"?

Sicuramente riuscire a condensare in pochi minuti quella che è l'anima di un ragazzo complessissimo e pieno di interessi come Pippo. Un'anima sempre pronta a stupire, impossibile da catalogare. Un vero antidoto alla massificazione.


Una curiosità su questo documentario? Un retroscena, un qualcosa che è successo dietro le quinte che vi andrebbe di condividere con i nostri lettori?

Posso raccontare del giorno in cui Filippo mi ha detto, dopo avermi preso per mano, che mi voleva bene. È stato il momento più bello di tutta la lavorazione!

Grazie per aver condiviso questo ricordo, ci ha emozionato.


Come vedete il cinema Italiano e cosa cambiereste?

Il cinema italiano, dal punto di vista qualitativo, gode ottima salute. Purtroppo il periodo legato alla pandemia ha mutato forse per sempre il rapporto tra spettatore e sala cinematografica, tant'è che sempre meno persone si recano al cinema a vedere un bel film italiano. E questo non può che nuocere a un'arte così preziosa e per noi fondamentale. Senza dubbio lo Stato dovrebbe investire di più e far amare il cinema anche alle nuove generazioni


Quale fase lavorativa preferisci durante lo sviluppo del tuo lavoro?

Non saprei rispondere in modo netto... Amo tantissimo la scrittura perché posso immaginare quello che voglio. Poi arriva la realizzazione del film, altro momento magico e difficilissimo dove ti rendi conto di quanto sia importante l'umanità all'interno di una troupe. Ma forse il momento magico per eccellenza è il montaggio, dove davvero tutto prende forma e stupisce.... In fase di montaggio può davvero accadere di tutto. Talvolta, e dico sul serio, persino dei miracoli.


Cosa consiglieresti a un nuovo filmmaker alle prime armi?

Innanzitutto di andare al cinema e di guardare i grandi film del passato. Soprattutto gli consiglierei di non scendere a compromessi e di cercare di essere sempre se stesso. L'arte ha bisogno di sincerità e di autenticità.


Una cosa che avresti voluto scoprire prima?

Non saprei... forse a credere nella forza e nell'equilibrio del gruppo... Un tempo la mia insicurezza non mi permetteva di fidarmi del prossimo, ma col tempo ho scoperto che siamo parte di un mosaico misterioso e profondissimo.


Qual'è il tuo sogno nel cassetto? Un progetto ancora non compiuto o una collaborazione con un'altro artista da te stimato.

Mi piacerebbe realizzare un documentario su Alessandro Benvenuti, un artista che stimo profondamente. Durante l'intervista che mi ha rilasciato per il documentario ho scoperto un'anima ancora più grande di quel che credevo. Davvero abissale.

Abbiamo notato una bellissima collaborazione con Alessandro Benvenuti, Elio di Elio e Le Storie Tese con una colonna sonora che ci accompagna per mano verso la fine del documentario, canzone composta da Carlo Chiarotti e Simone Papi. Come sono nate queste collaborazioni?

Si tratta davvero non solo di grandi artisti ma anche di persone profondissime e piene di umanità. Alessandro Benvenuti, come forse sa, negli anni '90 ha realizzato un film che in qualche modo parla di autismo – anche se più in modo intuitivo che razionale – intitolato Ivo il tardivo. Così, tramite Enrico Zoi, che è il suo biografo ufficiale, gli ho chiesto di rilasciare un'intervista incentrata sull'arte e sull'autismo. Benvenuti ha accettato regalandoci un'intervista di una bellezza disarmante. Piena di luce.

Per quanto riguarda Elio invece, dato che il nostro fonico Andrea Pellegrini è un suo caro amico (oltre che tecnico del suono) gli abbiamo chiesto di mostrargli il trailer del documentario, sapendo che anche lui ha un figlio autistico. Ebbene, a Elio il trailer è piaciuto talmente tanto da prometterci il suo aiuto... Noi ne abbiamo subito approfittato chiedendogli di cantare la canzone dei titoli di coda e lui, buono com'è, ha subito accettato!

Infine Carlo Chiarotti è un compositore col quale avevo avuto modo di lavorare in passato con grande soddisfazione perché straordinariamente bravo.

Devo dire che ha confezionato delle musiche bellissime per il documentario, oltre a fare un eccellente lavoro con Simone Papi sulla canzone cantata poi da Elio.


Questo documentario ci ha stupito per la sua completezza, dalla storia di Filippo, quella della sua famiglia, il suo rapporto con l'arte, ma anche l'opinione di artisti e di professionisti, specializzati sulla tematica in questione. Si vede che è un progetto ben pensato nel minimo dettaglio, quanto ci è voluto per realizzare questo progetto così educativo?

In tutto abbiamo impiegato circa due anni, perché era importante seguire Pippo in tutte le sue attività facendo in modo che emergesse un ritratto il più fedele possibile di questa personalità così complessa e affascinante. Poi abbiamo passato un'estate intera a montare le decine e decine di ore di girato... Un lavoro immenso ma anche bellissimo.


Questo bellissimo documentario sta facendo il giro del mondo, come sta andando con i festival?

Direi molto bene! Soprattutto a livello internazionale tanto da collezionare un palmarès di tutto rispetto. Sapere che il proprio lavoro riscuote consensi un po' in tutti i festival del mondo fa un piacere infinito! Quasi ogni giorno il produttore ci chiama per avvertirci di un nuovo premio o riconoscimento e questo non può che riempirci di gioia. Per la famiglia Zoi rappresenta una soddisfazione ancora più alta: sapere che il loro vissuto, il loro dolore e la loro esperienza in questo momento sono d'aiuto per centinaia di altre famiglie che stanno vivendo storie simili alla loro, rappresenta una immensa gratificazione per gli sforzi profusi.

A chi consiglieresti "I Mille Cancelli di Filippo"? E perché?

Il documentario I mille cancelli di Filippo lo consiglierei a tutte quelle persone che desiderano approfondire un tema così importante com'è quello dell'autismo. Non è un film facile, ma sono sicuro che le scuole pubbliche dovrebbero proiettarlo per aprire dibattiti importanti e aiutare i giovani a scoprire e approfondire lo spettro autistico. Lo consiglierei anche a tutti i politici italiani, soprattutto a coloro che si occupano del sociale...


Cosa ti aspetti dal futuro e come vedi il cinema post Covid?

Mi auguro che il futuro continui a donarmi queste grandi soddisfazioni e che mi permetta di rivedere le sale cinematografiche piene come quando ero bambino


Vuoi aggiungere qualcosa? Progetti futuri, un messaggio per i nostri lettori?

Vorrei ringraziare il Morgana Film Festival e in particolar modo la direttrice Federica Alice Carlino per la gentilezza. Un grande abbraccio a tutti i vostri lettori e mi raccomando: andate al cinema!


Grazie per averci dedicato il vostro tempo, è un onore avervi conosciuto e avervi avuto come ospiti ma anche vincitori al nostro festival. Siete un'ispirazione per tutti da filmmakers, agli artisti, personale che lavora nel sociale o semplicemente il pubblico che educate ogni giorno con il vostro lavoro. Grazie per questo progetto stupendo. Vi auguriamo un futuro pieno di soddisfazioni. Federica Alice Carlino e Morgana Film Festival Team.


Gentilissima Federica, gentilissimo Team, siamo noi che ringraziamo voi per con l'attenzione dimostrata nel seguire il nostro progetto. Vorremmo anche farvi i complimenti per la dedizione con la quale state seguendo il Vostro Festival. Continuate così, vi meritate tutto il meglio!


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